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      <title>Laboratorio sociale Buridda</title>
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      <language>it</language>
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         <title>24h Creative streaming24 ore di radio in streaminge installazioni artistiche</title>
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         <pubDate>Fri, 27 Jun 2008 11:43:29 +0100</pubDate>
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         <title>Il decreto salva Berlusconi blocca i processi Diaz e BolzanetoUn appello al presidente Napolitano</title>
         <description><![CDATA[Gentile Presidente della Repubblica,

il parlamento sta per approvare una norma che bloccherebbe una serie di processi riguardanti fatti avvenuti prima del 30 giugno 2002.
Fra questi vi sono i processi relativi ai fatti di Genova del luglio 2001, quando le garanzie costituzionali furono ripetutamente calpestate, come ormai accertato sul piano storico.

La norma in questione bloccherebbe due procedimenti arrivati ormai alla vigilia della sentenza di primo grado. Nel primo, riguardante i maltrattamenti inflitti a decine di detenuti italiani e stranieri nella caserma di polizia di Bolzaneto, sono imputati 45 appartenenti alle forze dell'ordine: secondo il calendario fissato dal Tribunale di Genova, la sentenza è prevista entro la fine di luglio. Nel secondo processo sono imputati 29 funzionari e dirigenti di polizia per i pestaggi, le falsificazioni, gli arresti arbitrari di 93 persone (fra le quali 75 di nazionalità straniera) all'interno della scuola Diaz: la sentenza è attesa per il mese di novembre.

Centinaia di vittime dirette dei soprusi e tutti i cittadini democratici - io fra questi - guardano al tribunale di Genova con una sincera aspirazione alla giustizia. Bloccando i processi alla vigilia della sentenza, la fiducia mia e di tutti i cittadini nella legalità costituzionale sarebbe irrimediabilmente compromessa. A Genova lo stato di diritto fu sospeso e furono compiuti abusi inconcepibili per un paese democratico: è inaccettabile - e pericoloso - che si impedisca alla giustizia di fare il suo corso.
Per questo Le chiedo di intervenire, con tutti gli strumenti a sua disposizione, affinché nel nostro paese non si compia un simile arbitrio.

Cordialmente,

un cittadino democratico, firma

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         <pubDate>Thu, 19 Jun 2008 09:18:21 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>ROMPIAMO IL SILENZIO PER NON ASSUEFARCI ALLA BARBARIE</title>
         <description>La paura mangia l&apos;anima, anzi la divora.
Il timore di non vedere rinnovato il proprio contratto di lavoro oppure di perderlo; l&apos;angoscia di non riuscire ad arrivare a fine mese col proprio stipendio o con la pensione; l&apos;ansia di non sapersi prefigurare un futuro degno di essere vissuto...
E&apos; su queste insicurezze reali che chi detiene il potere specula, creando una virtuale emergenza sicurezza basata su concetti semplici ed efficaci e centrata sulla guerra fra poveri.
Gli/le immigrati/e sono diventati il capro espiatorio di ogni male di questa società: precarietà, invivibilità delle città, violenza sulle donne e sui soggetti deboli.
Gli ultimi fatti di cronaca, che hanno visto immigrati protagonisti di stupri a donne italiane, sono stati mediatizzati al punto da giustificare politiche securitarie razziste.
Mentre tutti/e sanno, ma spesso si preferisce rimuoverlo, che la violenza sulle donne avviene principalmente all&apos;interno delle famiglie e delle case.
Creare emergenze fittizie serve a distogliere l&apos;attenzione da quelle reali, così come dare false soluzioni ai problemi sociali è utile per non risolverli alla radice.
Intanto la devastazione ambientale avanza, la precarietà dilaga, l&apos;imbarbarimento culturale si diffonde sempre più.
Politici di destra e sinistra si fanno concorrenza nel finanziare missioni militari, reprimere i movimenti di lotta, spartirsi le mazzette dei propri malaffari.
In questo clima prosperano le formazioni neo-fasciste, che supportano l&apos;opera dei governanti. Questi squadristi vogliono controllare il territorio, alternando le ronde a veri e propri raids, attaccano immigrati/e, gay, lesbiche, trans, militanti del movimento e chiunque sia individuabile come diverso .
Trasformiamo la nostra paura in ribellione....come il giorno in cui la popolazione della Val di Susa, insieme a tanti altri solidali, ha liberato &quot;Venaus&quot;, oppure le mobilitazioni all&apos;esterno dei CPT che si sono legate alle rivolte interne e alle tante evasioni di massa da questi lager.
La passione di cambiare lo stato di cose esistenti e i rapporti fra le persone ci accomuna a coloro che hanno liberato l&apos;Italia dal nazifascismo, a chi il 30 giugno &apos;60 a Genova è sceso in piazza per impedire il congresso dell&apos;MSI al teatro Margherita e a chi negli anni &apos;60 e &apos;70 ha tentato di rivoluzionare la società.
Sappiamo che lottando insieme si trasformano le relazioni fra le persone e si trovano collettivamente gli strumenti per liberarsi dalla schiavitù dello sfruttamento in un mondo che sembra sempre più una galera a cielo aperto.

INIZIATIVA IN PIAZZA….. VENERDI&apos; 27 GIUGNO H. 18/24

MANIFESTAZIONE LUNEDI&apos; 30 GIUGNO H.17

GENOVA ANTIFASCISTA</description>
         <link>http://www.buridda.org/2008/06/rompiamo_il_silenzio_per_non_a.html</link>
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         <pubDate>Thu, 12 Jun 2008 13:21:13 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Precari vs Università</title>
         <description>&quot;L&apos;Università di Genova si è avvalsa per anni del supporto di centinaia di collaboratori con contratti precari ma costantemente rinnovati per sopperire alle carenze d&apos;organico.
Non sono stati comunicati i numeri precisi ma si stimano in diverse centinaia lavoratori precari (amministrativi, tecnici, bibliotecari, manager didattici ecc.).

           A seguito dell&apos;ultima legge finanziaria (art.3 comma 90 legge 244/2007) queste tipologie di contratto non possono più essere stipulate se non limitatamente a particolarissime condizioni.
Lo scopo è eliminare il precariato stabilizzando coloro il cui lavoro è chiaramente utile e non corrisponde ad un&apos;esigenza temporanea.

           Purtroppo questo nobile fine è completamente travisato dai pareri fortemente restrittivi della Funzione Pubblica, diffusi tramite successive circolari.

           L&apos;Università di Genova, anche se potrebbe avvalersi della propria autonomia e decidere il suo futuro e quello di centinaia di lavoratori in maniera indipendente, ritiene di attenersi a queste circolari in pratica lasciando a casa tutti questi lavoratori che hanno così la definitiva conferma
di avere tanti doveri e nessun diritto (di fatto nemmeno la malattia!).

           L&apos;unica alternativa che è già stata attuata, e che comunque non si potrà applicare per molti, è stata quella di impiegare alcune persone tramite agenzia di lavoro a somministrazione (ex interinale), con un costo decisamente maggiore per l&apos;Ateneo rispetto ai precedenti contratti di collaborazione coordinata e continuativa.

           Eliminare il precariato producendo disoccupazione è un controsenso! A queste condizioni evviva il precariato!

           Prima del 9 giugno p.v., data in cui si riunirà il Senato Accademico per decidere anche delle nostre sorti, chiediamo un incontro con il Direttore Amministrativo per avere delle risposte chiare ed univoche.


Genova, 26/05/08</description>
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         <pubDate>Fri, 30 May 2008 14:18:16 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>E&apos; iniziata la carica dei vincitori!</title>
         <description><![CDATA[Comunicato stampa

E' iniziata la carica dei vincitori! Costruiamo una rete in difesa degli spazi sociali autogestiti
Domenica 15 giugno 2008 dalle ore 14 alle 20


Il ritorno di Berlusconi e della destra al governo è prontamente coinciso con l'assalto e gli sgomberi di numerosi campi nomadi, con le cariche sui manifestanti anti discarica a Chiaiano, con l'omicidio fascista di Verona e con le azioni squadristiche a danno di cittadini immigrati a Roma.
Le manie securitarie e il razzismo espressi dalla destra in campagna elettorale ora diventano vere e proprie politiche per amministrare i territori.
La sinistra è scomparsa dal parlamento, le politiche neoliberiste permeano ogni aspetto della vita umana, argini democratici crollano sotto il consenso che queste politiche registrano in ampi settori di popolazione. In questo quadro  sono a rischio numerose realtà e spazi sociali che da anni lavorano nei differenti territori per costruire dal basso reti e spazi di solidarietà, cooperazione e aggregazione sociale; le cronache dalle città ci parlano di sgomberi già in atto o programmati per i prossimi mesi.
Anche a Imperia, città del neoministro Scaiola, il centro sociale La Talpa e l'orologio è sotto minaccia di sgombero. Annullando il percorso di confronto che si era sviluppato negli ultimi anni, dopo un crescendo di dichiarazioni ostili nel periodo della campagna elettorale, contraddicendo quanto detto nelle trattative il sindaco ci ha intimato lo sfratto senza peraltro indicare alcuna soluzione alternativa.
E' quindi necessario a nostro avviso incontrarsi al più presto per mettere a confronto le differenti esperienze e costruire collettivamente un'agenda di iniziative politiche per il 2008 che affrontino l'emergenza degli attacchi agli spazi sociali così come la messa in discussione dei più fondamentali diritti civili da parte del centro destra. Legare la battaglia per difendere e moltiplicare spazi pubblici con quella per l'estensione dei diritti, contro la barbarie attuale, è per noi prioritario.

Per questo vi invitiamo a Imperia domenica 15 giugno a partire dalle 14 nei locali del centro sociale ad un incontro tra centri sociali, associazioni ed esponenti della società civile che intendano dar vita ad una rete che si opponga a queste politiche autoritarie che stanno aggredendo molti territori.



C.s.o.a. La Talpa e l'orologio
Viale Matteotti 23 Imperia
<a href="http://www.latalpaelorologio.org">www.latalpaelorologio.org</a>]]></description>
         <link>http://www.buridda.org/2008/05/e_iniziata_la_carica_dei_vinci.html</link>
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                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">primopiano</category>
        
        
         <pubDate>Fri, 30 May 2008 14:03:24 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>assemblea antifascista</title>
         <description><![CDATA[L'aggressione fascista di ieri agli studenti della sapienza di Roma non è che l'ultimo, pesantissimo segnale di una tendenza che si sta imponendo con violenza nel nostro paese. Xenofobia, razzismo intolleranza sono pane quotidiano  di una destra che ne sta facendo valori della società. Gli episodi si  moltplicano con ritmi preoccupanti dai fatti di verona agli attacchi ai campi nomadi,dalle aggressioni ai circoli omosessuali agli sgomberi passati sotto silenzio di diversi centri sociali in varie parti d'italia.E' stato passato il limite. La società civile antifascista non può tollerare il diffondersi di questo fetore violento che riporta il paese agli anni venti. E' necessario opporsi, è necessario dare un segnale forte al tessuto sociale e culurale del nostro paese e della nostra città. Bisogna parlare di e organizzare un antifascismo attivo che lotti e costruisca.
 
<strong>Invitiamo tutte le soggettività e le organizzazioni che sentono la necessità di dare una risposta ai fatti degli ultimi giorni a incontrarsi.</strong>
 
<strong>giovedi 29 maggio</strong> alle <strong>ore 18</strong> presso la sede del collettivo universitario humpty dumpty in via delle fontane 11
 
 
<em><strong>collettivo universitario humpty dumpty </strong></em>]]></description>
         <link>http://www.buridda.org/2008/05/assemblea_antifascista.html</link>
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         <pubDate>Thu, 29 May 2008 14:38:14 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Lab. Rebeldía di Pisa sotto sfratto</title>
         <description><![CDATA[<a href="http://www.rebeldia.net">www.rebeldia.net</a>

<div align="center"><a href ="http://www.inventati.org/rebeldia/spazi-sociali/manifestazione-7-giugno.html" target="_blank"> <img src  ="http://www.inventati.org/rebeldia/images/080617banner_rebeldia_7giugno.gif" /> </a> </div>

Il 7 Giugno, a Pisa, si terrà una manifestazione per la difesa del Progetto Rebeldia. Si tratta di un evento che non riguarda solo la dimensione locale ma ha una valenza nazionale per tutti i movimenti: il Progetto Rebeldìa di Pisa è infatti uno spazio sociale autogestito, un laboratorio di pratiche sociali in cui hanno sede e operano numerose realtà: comunità straniere, associazioni di solidarietà con i migranti, reti e gruppi di acquisto per il commercio equo e solidale , gruppi
sportivi e culturali, realtà ambientaliste, sezioni locali di associazioni come Emergency e la LIPU. Qui sono attivi servizi come lo sportello legale e la scuola di italiano per stranieri, lo sportello per il diritto alla casa, la palestra di arrampicata sportiva, il cineforum, l’area concerti, l’osservatorio antiproibizionista.

In questo straordinario laboratorio, le associazioni non si limitano a promuovere la propria attività l’una accanto all’altra, ma cooperano tra di loro: oggi negli spazi di via Battisti può succedere che una studentessa senegalese della scuola di italiano acquisti le verdure del Gruppo d'Acquisto Solidale, mentre suo figlio impara ad arrampicare nella palestra; oppure che i meccanici della Ciclofficina si lavino le mani con l’acqua calda, grazie al pannello solare costruito da Ingegneria Senza Frontiere. Si tratta insomma di uno spazio pubblico, aperto e autoorganizzato, dove cooperano culture diverse: tanto più importante in un periodo di crisi della rappresentanza politica, e dello spazio pubblico che in essa si esprime.

Il Progetto Rebeldia rappresenta una sperimentazione di una democrazia dal basso, locale ma non localistica: volta a promuovere la partecipazione ad un modo nuovo di abitare e vivere la città, di costruire saperi e convivenza. La zona della Stazione di Pisa, dove operano le associazioni ed ha sede il Progetto, è oggetto di profondi mutamenti: la crescita del fenomeno migratorio (che proprio qui ha il suo punto di maggior aggregazione), il progressivo invecchiamento della popolazione residente, le trasformazioni urbanistiche, fanno di questo
quartiere un luogo di conflitti e di tensioni: che tendono a tradursi, qui come altrove, nelle ansie securitarie e nella paura del diverso. Con la sua attività quotidiana il Progetto Rebeldia ha saputo contrastare questa tendenza, ricostruendo legami sociali, forme di convivenza e di cittadinanza concrete: restituendo al quartiere uno spazio comune dove riconoscersi e cooperare.
Per tutti questi motivi la vicenda del Progetto Rebeldìa va ben al di là di una pura questione locale, ma investe e tocca problematiche che riguardano tutte le nostre città, i loro conflitti e le loro trasformazioni.

Oggi c'è il rischio concreto che il Comune provi a cancellare questa esperienza. All’amministrazione comunale di Pisa chiediamo di non continuare ad ignorare questi bisogni e approvare l'integrazione del Progetto Rebeldìa nell'area in cui ha attualmente sede affinché queste attività possano proseguire e svilupparsi nella stessa area, per il grande valore sociale e culturale che rivestono.

<strong>Per queste ragioni aderiamo alla manifestazione del 7 giugno.</strong>

<a href="http://www.rebeldia.net">www.rebeldia.net</a>

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<em>Comunicato di solidarietà del Lab.Buridda</em>

<strong>Da Rebeldia non si passa.</strong>

Hanno moltiplicato le solitudini, le insicurezze, le paure. Hanno sottratto lo spazio, compresso il tempo e raschiato desideri per ricavarne ancora profitti.
I saperi sono merce, la cultura un indice di borsa, i corpi delle variabili dipendenti dal mercato.
C'è chi si è arreso, c'è chi sta in silenzio e chi ha cominciato un nuovo cammino.
C'è chi ha tracciato per terra una linea e ha detto: "da qui non si passa".
E non li ha fatti passare.
La resistenza è da praticare come un processo di acquisizione collettiva.
Per questo se uno spazio viene meno, se ci vogliono togliere la terra da sotto i piedi, è tutto il nostro mondo che si ribella.
Siamo vicini ai nostri fratelli e alle nostre sorelle di Rebeldia e saremo proprio li, insieme a loro e ad una città intera, a riprenderci le strade il prossimo 7 giugno.

Laboratorio Sociale Occupato Buridda
Genova::italia:Pianeta t/Terra
www.buridda.org]]></description>
         <link>http://www.buridda.org/2008/05/lab_rebeldia_di_pisa_sotto_sfr.html</link>
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         <pubDate>Tue, 20 May 2008 13:36:49 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Brescia, sei rinviati a giudizio per la strage di piazza della Loggia</title>
         <description><![CDATA[da repubblica.it

CRONACA
Sono accusati di aver organizzato l'attentato del 28 maggio 1974
Nel gruppo anche Pino Rauti, Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi

<strong>Brescia, sei rinviati a giudizio per la strage di piazza della Loggia</strong>

BRESCIA - Sono stati tutti rinviati a giudizio i sei imputati accusati di concorso nella strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974. Si tratta di Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Carlo Maria Maggi, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi. Il processo inizierà il 25 novembre.

La strage avvenne mentre nella piazza era in corso una manifestazione contro il terrorismo organizzata dai sindacati e da un comitato antifascista. L'ordigno fu nascosto in un cestino. Otto persone persero la vita e altre 94 rimasero ferite.

La prima fase processuale si concluse nel 1979 con la condanna di alcuni esponenti dell'estrema destra bresciana. Nel 1982, però, la Corte di Cassazione assolse gli imputati. Un nuovo processo chiamò in causa altri rappresentanti della destra, anche questi assolti nel 1989 per insufficienza di prove.

Ma i giudici non si arresero e i rinvii a giudizio di oggi sono la conseguenza del loro lavoro. Noti i nomi dei rinviati a giudizio: a partire da Delfo Zorzi (latitante da tempo in Giappone con il nome di Hagen Roy), proseguendo con Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, militanti di spicco di Ordine Nuovo e finendo con il fondatore del gruppo estremista Pino Rauti (suocero dell'attuale sindaco di Roma).

(15 maggio 2008) 

<strong>leggi tutto su delfo zorzi: </strong><a href="http://isole.ecn.org/antifa/article/475/delfo-zorzi-connection:">http://isole.ecn.org/antifa/article/475/delfo-zorzi-connection:</a>]]></description>
         <link>http://www.buridda.org/2008/05/brescia_sei_rinviati_a_giudizi.html</link>
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         <pubDate>Mon, 19 May 2008 10:30:21 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>11 maggio 200311 maggio 20085 Anni di Occupazione!!</title>
         <description><![CDATA[<strong>Sabato 10 maggio</strong>, concerto:
Fungus
+ Demetra Sine Die
+ Neon

<strong>Domenica 11 maggio</strong>, tutto il giorno:
Festa Peruviana

<strong><em>Puoi decidere di restare alla finestra, oppure Muoverti con noi!!</em></strong>]]></description>
         <link>http://www.buridda.org/2008/05/11_maggio_200311_maggio_20085.html</link>
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         <pubDate>Fri, 09 May 2008 11:38:00 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Ospedale Galliera: DIVIETO di Accesso alle Donne</title>
         <description><![CDATA[OSPEDALE GALLIERA: DIVIETO DI ACCESSO ALLE DONNE !

L’ente ospedaliero Galliera, vecchio lascito della duchessa omonima e proprietà della Curia genovese, viene gestito con 108 milioni di euro l’anno provenienti dal Fondo Sanitario Regionale.

<strong>IL GALLIERA È UN OSPEDALE PUBBLICO CHE PERO’ NON GARANTISCE

•	L’interruzione di gravidanza, diritto sancito a partire dal 18 maggio del 1978 dalla legge 194

•	La prescrizione della pillola del giorno dopo, farmaco non abortivo e quindi non soggetto nemmeno all’obiezione di coscienza

•	La presenza del centro per l’infertilità</strong>

<h3>VI SIETE MAI DOMANDATI IL PERCHE?</h3>

Il consiglio di amministrazione è presieduto per statuto dall’Arcivescovo protempore di Genova, attualmente Monsignore Angelo Bagnasco. La Chiesa, negando ciò che è previsto dal Servizio Sanitario Nazionale, calpesta la laicità dello Stato e i diritti che le donne hanno conquistato con dure lotte.

<h3>È UN ‘INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO!</h3>

<strong>L’attacco alla legge 194 -  drammatico l’episodio del Policlinico di Napoli in cui una donna, subito dopo aver effettuato un aborto terapeutico, è stata brutalmente interrogata dalla polizia -  è duplice:

•	sul fronte culturale e ideologico, il Vaticano e i politici ad esso subalterni, conducono una battaglia quotidiana a favore di una morale bigotta e reazionaria, fortemente restrittiva dei diritti e delle libertà personali;

•	sul fronte pratico si manifesta attraverso riforme peggiorative delle leggi che tutelano il lavoro femminile, la riduzione del sostegno alla maternità (vedi la carenza di posti negli asili nido), il progressivo smantellamento dei Consultori pubblici e la conseguente scarsa informazione per una corretta prevenzione, la promozione dell’obiezione di coscienza tra i medici.
                                  
                           

                     CONTRO L’INGERENZA VATICANA  
MERCOLEDI' 14 MAGGIO, PRESIDIO DI FRONTE AL GALLIERA, h 17
SABATO 17 MAGGIO, CORTEO DA PIAZZA MONTANO, h 15

DIFENDI I TUOI DIRITTI!
</strong>]]></description>
         <link>http://www.buridda.org/2008/05/ospedale_galliera_divieto_di_a.html</link>
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         <pubDate>Thu, 08 May 2008 19:42:46 +0100</pubDate>
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            <item>
         <title>Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi</title>
         <description><![CDATA[<em>da Rekombinant.org</em>

Mercoledì alla notizia abbiamo tremato. Un dolore alla pancia, un presentimento. Mai come ora avremmo voluto essere smentiti. Non è così. 
La cronaca riassume drammaticamente la storia di questa città. Degli ultimi anni ma anche di trent'anni fa. Abel e furlan. Figli annoiati della Verona bene che riempivano il loro tempo dando la caccia a presenze non conformi della nostra città. 

Avevamo purtroppo ragione. Cinque ragazzi. Giovanissimi. Chi più, chi meno figli della Verona bene, legati agli ambiti della tifoseria neo fascista, militanti o anche semplicemente simpatizzanti alla lontana dei movimenti o dei partitucoli dell'estrema destra cittadina. 
Vestiti bene, all'ultimamoda. 
Alcuni con precedenti recenti, per atti  di razzismo o per problemi allo stadio. 
Perché la composizione sociale e il profilo caratteriale del neofascista scaligero negli ultimi anni è cambiato. Una certa clima culturale e sociale, alcuni imprenditori politici, un generale vento che spira ha suggerito un processo di riterritorializzazione: lasciare, o meglio, non limitarsi alle periferie, accantonare l'anima stradaiola e la "storica" attitudine "antiborghese" per rimpossessarsi del centro città. E con esso ridefinire formalizzare rappresentare un'identità. 
L'ossessione identitaria alla mia città, il mio territorio, la mia "forma di vita" si sostituisce all'appartenenza alla piccola compagnia, al bar, al quartiere, al giardino. 
Nicola è in fin di vita non perché avversario politico, non perché rappresentava il nemico, nemmeno perché diverso: migrante, comunista, gay, zingaro, barbone...
Solo e "semplicemente" l'estraneo, non familiare, non compatibile. 
Parte di un gioco "perverso", perché di questo si tratta, di un gioco contro la noia: "ripulire il centro" per ripulire la città, da chi non merita, non è all'altezza. La "veronesità" e i suoi codici espressivi.

Verona è una città malata. E il virus sta proprio nel cuore, nel ventre molle del suo dna.
Il male, il pericolo è sempre un elemento esterno, sempre importato. 
Come se ammettere ciò che non va all' interno e cercare nelle radici facesse traballare le fondamenta stesse di ciò che siamo. Così è sempre stato in questi anni, ogni volta che Verona è finita sotto i riflettori nazionali per fatti di cronaca nera, che si trattasse di razzismo o di inquietanti fatti di cronaca (da maso a Stevanin ecc.) la città e le sue stesse istituzioni hanno fatto quadrato nella difesa di una presunta "forma di vita" che nulla avrebbe a che fare con i fatti in questione.

A che serve oggi raccontare per l'ennesima volta lo stillicidio di aggressioni?... 

Uno stillicidio di aggressioni motivate da "futili ragioni", spesso nel pieno del centro città. 
Come gli accoltellamenti dell' estate 2005, come le sistematiche azioni contro i diversi (capelloni, alternativi, mangiatori di kebab…) compiute da una ventina di ragazzi figli della Verona bene, emerse da un inchiesta della DIGOS nella primavera scorsa. Come la "cacciata" da piazza erbe, l'autunno scorso, l'episodio non più violento ma più emblematico, quando alcuni antagonisti veronesi in quella piazza per bere lo spritz vennero aggrediti ed espulsi dalla stessa tra l'applauso generalizzato e pre-politico di decine e decine di astanti. O come l'ultimo fatto "marginale" in valpolicella (il paese di Nicola)  la lettera di una madre sul  settimanale locale, del mese scorso, in cui si cercano testimoni di un'aggressione avvenuta in un bar , dove un ragazzo di colore giovanissimo è stato massacrato e ridotto in stampelle (fortunatamente provvisorie) tra cori da stadio e inni del ventennio, nell'imbarazzante omertà dei clienti,.. 

Ad evitare che si ripeta.

Guardando al futuro. Partendo dalle radici, quelle storiche certo.
Innanzitutto quelle attuali. Il delirio securitario, la paranoia della aura, l'emergenza criminalità diffusa, il decoro. Da tempo e in maniera esponenziale con le ultime amministrative un linguaggio si è imposto. 
Ci siamo svegliati una mattina ed abbiamo scoperto di essere in guerra, sotto assedio. Il nemico viene sempre da fuori e fuori deve tornare. Questo è il linguaggio criminale che succhiano col latte i figli di questa città. 


Caro sindaco, alcune provocazioni…. 
Dovremmo immaginare che quest' ultima aggressione sia solo un effetto 
collaterale di una ronda autogestita?   
Dobbiamo spalleggiare il sindaco nella richiesta di 72 agenti di polizia per presidiare la notte  il Bronx di Piazza Erbe? 
Dovremmo concordare con la lega la liberalizzazione della armi di difesa 
personale e suggerire a tutti i diversi di questa città di girare armati? 

Noi chiediamo le sue dimissioni perché simbolicamente lei  è uno dei mandanti morali di questa tragedia. Perché riempiendosi la bocca della parola d'ordine sicurezza ha alimentato una forma di "insicurezza" che non produce voti,  legittimando la libera e spontanea pretesa di ristabilire il decoro,  di ripulire il centro città e i quartieri dai nemici della presunta veronesità. Perché il suo successo poggia sull'odio, non vive senza un nemico, alimenta una guerra irresponsabile le cui conseguenze pagheremo a lungo. 
Si deve vergognare per ciò che ha detto e per i silenzi, perché l'acqua che oggi getta sul fuoco se fosse stato coinvolto un non veronese sarebbe diventata benzina…

Quante vite rovinate servono per aprire gli occhi? 

A cosa è servita la tragedia di Nicola? 

<strong>Quanto è successo a Nicola non può "capitare" 
Quanto è successo a Nicola non può non insegnare 
Quanto è successo a Nicola non può ripetersi. </strong>

<em><strong>*csoa la chimica* 
*circolo pink*</strong></em>]]></description>
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         <pubDate>Wed, 07 May 2008 11:18:03 +0100</pubDate>
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         <title>IL PAPA A GENOVA!</title>
         <description><![CDATA[<strong>IL PAPA A GENOVA: COSTRUIAMO UNA DUE GIORNI DI MOBILITAZIONE PER I DIRITTI, LE LIBERTA' E CONTRO L'INTEGRALISMO VATICANO</strong>

Il 18 maggio Genova sarà visitata dal massimo esponente del potere vaticano: Joseph Ratzinger.
Da alcuni anni a questa parte assistiamo ad un'offensiva clericale ed integralista contro i diritti della persona che vede in campo tutte le strutture politico-istituzionali della chiesa e le sue articolazioni associazionistiche.

In particolar modo, come era facile aspettarsi dopo l'esito del referendum sulla legge 40, l'autodeterminazione della donna e la legge 194 sono oggi violentemente sotto attacco. Un tragico esempio in tal senso è la vicenda di Silvana, vittima, a Napoli, del blitz poliziesco delle scorse settimane.

Allo stesso tempo, pur occupando la chiesa un ruolo di primo piano nel dibattito politico italiano, pare impossibile trattarla come ogni altra organizzazione politica: gli esponenti del clero e le loro prese di posizione non posson esser contestate e criticate come quelle di qualsiasi altro soggetto politico, come se si ponessero su un piano di legittimità superiore.

L'unica reazione legittima pare esser la genuflessa deferenza.

Proprio la nostra città ha assunto un ruolo “simbolico” importante nell'assetto clericale: il suo ex vescovo è attualmente segretario di stato vaticano e l'attuale, Bagnasco,  presta il volto a Ruini nel dirigere la conferenza episcopale italiana.

Crediamo che in quei giorni debba avere voce e visibilità anche un'altra Genova: quella laica,  atea, dei diritti, delle libertà della persona e quella di chi –cattolico o diversamente credente – non intende vivere in un paese che imponga per legge una morale religiosa.

<strong>Intendiamo costruire una due giorni di mobilitazione  che coinvolga tutte le realtà, le singole ed i singoli che:</strong>
-difendono e promuovono i diritti civili e la libertà dei saperi.
-non vogliono piegarsi all'oscurantismo reazionario contro i corpi e le scelte di vita.
-chiedono l'abolizione di tutte quelle forme anticostituzionali di finanziamento pubblico vantaggio fiscale a favore del clero, privilegi difesi dalla quasi totalità dei partiti da sinistra a destra.
-sono per la  la piena cittadinanza di lesbiche, trans e gay.
-chiedono un servizio sanitario laico, nel quale l'obiettore di turno non faccia pagare alle donne le sue convinzioni.
-credono in una maternità libera, in una genitorialità consapevole e nella concezione plurale di “famiglie”.
-rivendicano il diritto a vivere la propria sessualità in maniera libera, consapevole ed informata senza esser ingabbiati da leggi ipocrite e moraliste.
-vogliono l'eliminazione del finanziamento della scuola cattolica e dell'ora di religione.
-vogliono poter aver il diritto di criticare e contestare il potere clericale come qualsiasi altra autorità politica.

<strong>Un corteo cittadino, iniziative in università, il 7 maggio davanti al Galliera ed altri luoghi significativi, presenze nei quartieri:</strong>
COSTRUIAMO A GENOVA  DUE GIORNI DI VISIBILITA' E DI FESTA, UN PRIDE LAICO E DEI DIRITTI, PER UNA SOCIETA' PLURALE CONTRO L'OSCURANTISMO E PER L'APERTURA DI SPAZI DI LIBERTA' CONTRO L'AUTORITARISMO CLERICALE.

<strong><em>Arcigay, Arcilesbica, città partecipata, usciamo dal silenzio, LILA Genova, Humpty Dumpty, Assemblea Antifascista, CSOA Zapata, CSOA Terra di Nessuno, Lab.Buridda</em></strong>]]></description>
         <link>http://www.buridda.org/2008/05/il_papa_a_genova.html</link>
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         <pubDate>Mon, 05 May 2008 10:41:12 +0100</pubDate>
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            <item>
         <title>COMUNICATO STAMPA</title>
         <description><![CDATA[In vista dell'arrivo del pontefice crediamo che il 17 ed il 18 maggio debba aver voce e visibilità un'altra Genova: quella laica,  atea, dei diritti, delle libertà della persona e quella di chi – cattolico o diversamente credente – non intende vivere in un paese che imponga per legge una morale religiosa.

Intendiamo costruire una due giorni di mobilitazione  che coinvolga tutte le realtà, le singole ed i singoli che intendono affermare questi principi di libertà in un momento in cui, dall'offensiva contro la donna e la legge 194 alla negazione dei diritti delle coppie omosessuali, l'autoritarismo vaticano e clericale si manifesta sul fronte politico e culturale, negando spazi di libertà, di scelta e di critica.
 
I centri sociali <strong>Zapata, Terra di Nessuno ed il Lab. Buridda, gli/le universitar* dell'Humpty Dumpty, l'Assemblea Antifascista, e le associazioni Arcigay, Le Ninfe-Arcilesbica Genova, Usciamo dal Silenzio, Città Partecipata e LILA-Genova</strong> invitano pertanto alla:
 
conferenza stampa che si terrà <strong>mercoledì 30 aprile alle ore 15.30</strong>
HUMPTY DUMPTY - Via delle fontane 11, Genova
 
<em>In occasione della conferenza stampa verrà diffuso l'appello con il quale i sottoscrittori chiamano la Genova laica e dei diritti a mobilitarsi e verrànno descritte le iniziative in cantiere per il 17 e 18 maggio.</em>]]></description>
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         <pubDate>Tue, 29 Apr 2008 12:43:02 +0100</pubDate>
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         <title>Sabato 3 maggio, h. 22</title>
         <description>Viola Riot (grunge from Alessandria)
Volumi Criminali (nu core from Genova)
Even More Vast (alternative rock from Aosta)</description>
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         <pubDate>Mon, 28 Apr 2008 11:20:55 +0100</pubDate>
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         <title>Gli sciacalli di Chicago</title>
         <description><![CDATA[<em>da espresso.repubblica.it</em>

<a href="http://www.buridda.org/images/capitalismo.jpg"><img alt="capitalismo.jpg" src="http://www.buridda.org/images/capitalismo-thumb.jpg" width="160" height="160" /></a>

<strong>Gli sciacalli di Chicago</strong>
<em>di Enrico Pedemonte da Chicago</em>

È alla Borsa della metropoli Usa che si fissano i prezzi dei prodotti agricoli nel mondo. Saliti alle stelle spinti dagli speculatori, dai fondi pensione e dalle industrie che producono etanolo.

Un'ora prima della campana che indica la fine delle contrattazioni, nella grande sala esplode un boato, mentre gli sguardi corrono a leggere una notizia che scorre lassù, su una striscia luminosa: in Argentina gli agricoltori hanno interrotto uno sciopero che durava da tre settimane. In questa sala del Chicago Board of Trade si fissano i prezzi dei prodotti agricoli nel mondo e si decide la sorte di milioni di contadini, ma viste da qui le fluttuazioni degli indici assumono una dimensione asettica, come se i numeri che compaiono sui tabelloni fossero una grande tombola collettiva: «Noi siamo speculatori, e il nostro mestiere è scommettere: oggi, per effetto della notizia dall'Argentina, granturco e soia stanno andando giù. Invece il grano è in salita, e il riso ha fatto il record», dice Joseph Malfeo, un anziano
trader di origine italiana che si sbraccia su una delle piattaforme che sorgono all'interno del "Pit", l'area riservata agli agenti di Borsa dove si svolgono le contrattazioni. Il Pit è un salone ottagonale di 3 mila metri quadrati, alla base di un maestoso edificio art déco che domina il Loop, la zona degli affari nel centro della città. I muri sono fasciati da cartelloni elettronici che forniscono i parametri del mercato e ricordano al mondo, ogni giorno, che l'era dei prezzi bassi dei prodotti agricoli, durata trent'anni, è ormai finita.

Dall'inizio del 2007 il prezzo del riso è quasi triplicato, quello del grano è raddoppiato, quello del granturco è salito del 50 per cento. Lassù, in un angolo del soffitto, un grande schermo mostra in tempo reale le condizioni del tempo nel mondo. In questo momento il cielo è sgombro di nubi su tutti gli Stati Uniti, ma venerdì sera pioverà su alcune zone del Midwest agricolo e lì sarà meglio non piantare granturco che soffre se il terreno è umido: «Se nei prossimi giorni pioverà, aumenta la probabilità che invece del granturco, che va seminato entro il 5 maggio, venga piantata soia, che può aspettare fino al 10 giugno», osserva Pat Arbor, il principe degli agenti di Borsa di Chicago, l'unico che sia stato presidente del Board of Trade per sei anni consecutivi, dal 1992 al 1997. Arbor spiega che l'analisi meteo è una delle variabili più importanti nel determinare il comportamento degli investitori.


Quest'anno, stando alle statistiche fornite dal ministero dell'Agricoltura, dovrebbe crescere la produzione di soia e grano, mentre calerà quella di granturco. Ma gli scherzi del tempo possono cambiare all'ultimo momento gli orientamenti degli agricoltori, e le previsioni di chi investe nel settore. E quindi i prezzi. Chiediamo a Pat Arbor di spiegarci perché le merci agricole siano entrate in una fase di ebollizione che sta affamando milioni di persone nel mondo, e lui elenca: «Primo: il governo americano si è imbarcato nel progetto etanolo e così gli agricoltori vengono sovvenzionati per produrre granturco che non è più destinato al mercato alimentare, ma a quello energetico: una follia, perché per produrre etanolo si consuma più energia di quanta se ne ottenga. È alla Borsa della metropoli Usa che si domanda di cibo proteico da parte di Cina e India, e i semi di soia e il granturco servono per gli allevamenti di bestiame. Terzo: un tempo c'erano grandi aziende agricole, come la Ferruzzi, che avevano un forte controllo del mercato, mentre oggi sono arrivati i fondi pensione che investono fino al 4-5 per cento del loro portafoglio in materie prime agricole, per non parlare di quelli di Dubai, di Singapore, di Hong Kong. E questa pioggia di miliardi di dollari sul mercato alimentare crea instabilità dei prezzi».

Oggi le regole del gioco sono cambiate, ripete ogni analista con cui parliamo. Sia perché nel mondo sta aumentando la popolazione benestante che può acquistare cibo di qualità, sia perché investire in materie prime è un modo per difendersi dall'inflazione: «Ora molta gente ha paura delle banche, gli investimenti finanziari creano incertezza: c'è bisogno di cose concrete», dice Arbor che si interrompe per capire la ragione del nuovo brusio che si è diffuso nella sala. Basta osservare dove sono diretti gli sguardi dei traders: lassù, in un punto a metà cartellone, spicca il nuovo prezzo del dollaro, 1,597 rispetto all'euro. Crolla il dollaro e sale il barile di petrolio, un andamento destinato a far salire ulteriormente i listini dei prodotti agricoli, perché il petrolio alto da un lato fa crescere i costi di produzione, e dall'altro trascina naturalmente la quotazione dell'etanolo e del biodiesel, spingendo gli agricoltori a spostarsi verso il mercato dei combustibili e a trascurare quello alimentare. Vic Lespinasse, analista della Cytrade Futures, aggiunge che l'anno scorso l'inatteso aumento del prezzo del grano è stato trainato dalla siccità che è esplosa in Australia e ha ridotto il raccolto del 50 per cento: «Mentre il mondo chiedeva più grano, la produzione globale diminuiva», spiega: «Ma anche l'arrivo dei fondi sui mercati delle merci ha avuto un ruolo non secondario negli aumenti: e non solo di grano, frumento e soia, ma anche del petrolio, del carbone e dei metalli. I nuovi flussi finanziari hanno fatto crescere la pressione sui prezzi».

Per farci capire che cosa significhi "pressione sui prezzi" ci viene consegnata una piccola guida statistica del Chicago Board of Trade, secondo cui nel Pit ogni giorno vengono siglati un milione e 300 mila contratti, uno ogni 15 millisecondi. «Eppure tra cinque o dieci anni questo salone non ci sarà più», prevede Pat Arbor: «Ormai l'80 per cento degli affari si effettua sul computer. Questo rende il meccanismo più veloce e aumenta la volatilità dei prezzi. Non mi piace, io sono abituato al rapporto fisico che si vive qui sul "floor" della Borsa, ma il futuro è la tecnologia». Phil Gocke, presidente della società finanziaria Brite-Sky, aggiunge un dettaglio a queste analisi: secondo lui i fondi pensione e gli hedge funds che investono in questo mercato per diversificare il loro portafoglio, non avendo alcun interesse reale verso questo tipo di merci, si limitano a incassare i futures quando i prezzi sono più alti: «Per difendersi gli investitori puntano su oro, petrolio e prodotti agricoli, il cui valore reale è indipendente dal dollaro». Alcuni analisti sostengono che l'arrivo di molti investitori impauriti dalla bolla dei mutui subprime, che sta facendo perdere la casa a milioni di americani, potrebbe avere creato un'altra bolla nel mercato delle merci, riducendo alla fame centinaia di milioni di persone nel mondo. Giriamo la questione a Fred Seamon, giovane vice-direttore del Chicago Mercantile Exchange (che l'anno corso ha incorporato il Board of Trade).

Seamon risponde di non poter escludere l'esistenza di una nuova bolla finanziaria nel settore delle merci alimentari: «Tuttavia esistono solidi argomenti per spiegare il recente aumento dei prezzi: stiamo vivendo un periodo unico nella storia, in cui un miliardo di persone passa dalla povertà al benessere e vuole cambiare la propria alimentazione. E, in questa situazione di passaggio, tra il 2000 e il 2007 c'è stato un solo anno in cui nel mondo si è prodotto più frumento di quanto si sia consumato. Per due anni la domanda e l'offerta sono andate in pareggio. E per ben cinque anni abbiamo consumato più di quanto abbiamo prodotto, intaccando le scorte». Negli ultimi anni numerosi esperti che ruotano intorno al Chicago Board of Trade si sono chiesti se la drammatica impennata dei prezzi possa essere spiegata almeno in parte con le distorsioni del mercato. Il più citato sull'argomento è Scott Irwin, un economista della University of Illinois che al telefono ci conferma l'esistenza di queste distorsioni, iniziate nel 2006, quando su questo mercato sono arrivati i fondi di investimento. Allora si cominciò a notare che i contratti cash pagati agli agricoltori e i futures su cui scommettevano gli investitori non convergevano verso lo stesso valore, come invece avveniva in passato.
Ma questa distorsione è piccola, circa il 3 per cento per la soia, e spiega solo in minima parte il boom del prezzi. «Negli ultimi sei mesi la causa più importante dell'aumento dei prezzi è l'arrivo di nuovi investitori che puntano sulle merci dell'agricoltura per garantire i propri capitali dal rischio inflazione», ripete l'economista. Chiediamo a Irwin se un uso maggiore del biotech in agricoltura potrebbe far aumentare la produzione e abbassare i prezzi nel futuro prossimo: «Non esiste alcuna prova che il biotech faccia aumentare i raccolti», risponde rilevando dati certo non graditi all'industria: «Negli ultimi cinquant'anni la resa delle coltivazioni è rimasta costante e non ha risentito dell'uso di sementi biotech. La Monsanto dice il contrario, ma si sbaglia: secondo i miei studi, nel caso della soia l'aumento rilevato in certi raccolti è da attribuire alla buona stagione, non alla tecnologia». Vic Lespinasse, che al Board of Trade è considerato uno dei grandi esperti di cereali, prova così a prevedere che cosa accadrà nel futuro immediato: «Se avremo un tempo normalmente buono, nei prossimi due anni il grano dovrebbe scendere un bel po'. Al contrario la soia e il granturco resteranno dove sono per via dell'etanolo e del biodiesel. Ma se il tempo sarà brutto, saliranno ancora». Nel mondo non ci sono sufficienti riserve per affrontare le emergenze e, se qualcosa va storto, il gioco della tombola che ogni giorno si replica al Chicago Board of Trade farà ulteriormente schizzare gli indici e molta gente non avrà da mangiare.

(23 aprile 2008) ]]></description>
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         <pubDate>Mon, 28 Apr 2008 11:05:43 +0100</pubDate>
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