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Oaxaca non si arrende

Oaxaca non si arrende.

A novembre dell'anno scorso, a Oaxaca, i morti ammazzati da paramilitari e polizia federale si potevano contare a decine.
L'ingresso della PFP nelle strade di Oaxaca ristabiliva una calma irreale a colpi di pistola. La commissione civile internazionale per i diritti umani in Messico (CCIODH) documentò di come vennero impiegate tattiche da 'controguerriglia' nella gestione dell'ordine pubblico: elicotteri, blindati, corpi speciali, carceri di massima sicurezza, armi non convenzionali e terrore. I morti, quelli accertati saranno 23, fra i quali anche un freelance americano ucciso a colpi di pistola da paramilitari del PRI, a cui bisogna aggiungere diversi desaparecidos, centinaia di feriti, tantissimi casi di violenze sessuali e torture ai danni di numerosi uomini e donne, spesso indigeni e indigene delle comunità circostanti la capitale dello stato.
Un rivolta che vedeva il primo atto il 14 di giugno del 2006, quando lo sciopero ad oltranza dei maestri fu interrotto dall'intervento della polizia e la cui repressione culminò nell'assedio di Oaxaca, fino a quel punto sottratta al controllo del governatore corrotto Ulises Ruiz e nei fatti autogestita dalle forze popolari riunite nella APPO.
Migliaia di barricate si alzavano nei quartieri, da cinco senores all'università, ragazzi, bambini, vecchie e contadini, indigene e studenti avevano cacciato dai palazzi del potere il governatore corrotto e, nelle strade, trovavano uno spazio di dibattito, aggregazione, contropotere informale ed efficace per gestire dal basso la città, comunicare attraverso radio e televisioni libere, agire cooperazione sociale.
Il 2 novembre scorso, durante le commemorazioni nello zocalo di Oaxaca, il governo statale e quello federale hanno premuto di nuovo il grilletto. Un morto fra i manifestanti e centinaia di feriti e arresti negli scontri che sono avvenuti in città.
La lega messicana per di diritti umani denuncia gravi violenze, abusi sessuali e torture.
Questo è il Messico di oggi, appendice del manuale di torture di Abu Graib applicata ai conflitti sociali e prosecuzione delle spiagge californiane per gli investimenti stranieri.
Ma c'è dell'altro sotto il sole.
Il Messico di oggi è anche la barricata di cinco senores, uno dei quartieri più poveri di Oaxaca. Una barriera impenetrabile difesa da centinaia di ragazzi e ragazze giovanissime che respinsero gli attacchi della polizia per settimane.
In questo Messico, c'è anche chi da Oaxaca, ha risposto al modestissimo appello per salvare la Buridda e apposto una firma in un banchetto improvvisato nelle strade polverose di una comunità indigena.
A questi compagni e compagne eccezionali, ad un anno dalla rivolta di Oaxaca, vogliamo stringerci, quasi fossimo dietro la stessa, sporca e meravigliosa barricata da difendere.
Perché qui non si arrende nessuno.


Progetto Dignidad Rebelde Genova
Laboratorio Sociale Buridda

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