Gentile Dott. Aldo Siri,
apprendiamo dai giornali quanto le prema sottrarre lo spazio di via Bertani 1 al Laboratorio Sociale Buridda e ci interroghiamo in merito.
Ricordiamo che lei è stato eletto appena 4 mesi fa, il 27 maggio scorso, alla presidenza del Municipio Centro Est, un municipio che conta 98.000 abitanti e una superficie di 726 ettari di terreno urbano.
Ci meravigliamo che la Buridda costituisca, per lei, l'ombelico del suo municipio.
Lei presiede una zona che comprende vasti quartieri con problematiche ben più urgenti e gravi di questo sciocco e finto "affaire Buridda".
Ci riferiamo alla zona della Maddalena, in preda ad un degrado che non ha precedenti nel centro della nostra città. Se lei trovasse mai il tempo di passare da quelle parti, avrebbe modo di rendersi conto di quanti negozi stiano chiudendo, della prostituzione diurna, dello spaccio di droga e dell'inefficienza dell'illuminazione pubblica, della pulizia delle strade e della raccolta dei rifiuti.
Vedrebbe, se avesse occhi per vedere, il rapido decadimento dei meravigliosi palazzi, proprietà delle facoltose famiglie genovesi, lottizzati in stanze affittate in nero a decine di extracomunitari.
E se mai, cogliendo l'occasione, volesse spostarsi anche nei dintorni, vedrebbe la fatica di certi esercizi di ristorazione, costretti a pagare tasse per l'occupazione di un suolo pubblico lurido e sconnesso.
Ma non vogliamo turbare la sua visione del cosmo buriddocentrica, pertanto torniamo alla zona interessata dal laboratorio sociale di Castelletto, quartiere che sappiamo starle molto a cuore, dal momento che ci abita.
Ingenuamente crediamo che il problema principale di via Bertani non sia la presenza della Buridda ma, se mai, le disastrose aiuole invase da rifiuti e l'illuminazione inefficiente.
Ingenuamente crediamo che la presenza di un laboratorio sociale abbia anche dato un po' di colore, con quei graffiti che a nostro parere sono un vero esempio d'arte, ad una zona solitamente desertica e ospite di feroci parcheggi blu.
Ingenuamente crediamo che il vero scandalo di questa zona sia l'inumana gestione di villetta Di Negro (uno dei parchi più particolari della nostra città con tanto di grotte, cascate, un museo straordinario d'arte orientale e una flora di incredibile bellezza) oggi condannata all'incuria e praticamente disertata in massa dai genovesi, se si escludono le coppiette e relativi guardoni.
Se lei volesse fare qualcosa per questa zona, non eserciterebbe una facile prepotenza sui ragazzi del laboratorio sociale ma cercherebbe di coinvolgerli in un piano di recupero urbanistico, partendo proprio da villetta Di Negro.
Potrebbe addirittura - azzardiamo utopie - coinvolgere i graffitari nella decorazione di quello osceno parcheggio in cima a via Caffaro, bieca speculazione per cui l'amministrazione comunale dovrebbe vergognarsi e che ora si cerca pietosamente di coprire con centinaia di rampicanti.
Insomma se lei cercasse il dialogo, sarebbe persino capace di fare della politica.
E, al giorno d'oggi, non sarebbe cosa da poco.
collettivo Les Temps modernes