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Bush a Roma e treni bloccati per i manifestanti. Una storia incredibile da Genova

In occasione delle proteste contro Bush di sabato scorso a Roma, le ferrovie e il governo hanno cercato in tutti i modi di bloccare l'arrivo dei manifestanti da ogni parte d'Italia. Non facendoli salire sui treni, bloccando i treni a metà percorso con la scusa di guasti tecnici, rifiutandosi di applicare le tariffe agevolate che vengono applicate in casi di questo tipo.
Qui riportiamo la delirante cronaca di quanto successo a una decina di compagn@ del Laboratorio sociale Buridda, un piccolo esempio agghiacciante di quanto è successo tra sabato e domenica a migliaia di manifestanti.

Per evitare l'arrivo in massa dei manifestanti a Roma per partecipare alla manifestazione contro le guerre di bush il ministero dei trasporti ha dato indicazione di far entrare in stazione solo le persone in possesso di biglietto.
A quanto pare questa manifestazione faceva molta paura. Faceva paura al Ministero dei Trasporti che ha utilizzato la Polfer come braccio esecutivo di perquisizioni a tappeto e blindatura delle stazioni diventate delle vere e proprie zone rosse per 2 giorni, faceva paura a Prodi e al governo che ha fatto di tutto per criminalizzarla sia prima che dopo.
La vicenda incredibile però si è verificata al ritorno. Da genova questa volta siamo partiti alla spicciolata noi del laboratorio sociale buridda eravamo circa una ventina e avevamo fatto una trattativa con Trenitalia per salire sul treno che portava i torinesi a Roma, naturalmente anche noi abbiamo avuto il comitato di accoglienza a piazza Principe fatto di scudi, caschi e manganelli Ma siamo lo stesso riusciti a prendere quel treno.
Arrivati a Roma ci siamo uniti allo spezzone del Network delle comunità in movimento abbiamo sfilato pacificamente per le vie della capitale non rispondendo mai alle svariate provocazioni della polizia: né in piazza Venezia, né alla fine del corteo in piazza Navona, dove, come in un ripetersi di un canovaccio già visto, la polizia con la scusa dei provocatori (isolati dal corteo) ha chiuso la piazza e caricato il corteo. In questa fase concitata ci siamo persi di vista, ritrovandoci in tarda serata alla stazione di Roma Ostiense da dove sarebbe partito a mezzanotte il treno per portarci a casa.
Lì la sorpresa: di nuovo cordoni di polizia e la stazione chiusa. Dopo una lunga trattativa e in netta minoranza numerica ci venivano estorti altri soldi per poter prendere il treno. Arrivati sul binario: il nostro treno era completamente occupato dagli ultras del Napoli che salivano a Genova per assistere alla partita. Appena il treno si è fermato alcuni di loro sono scesi dal treno evidentemente poco lucidi e non favorevoli alle nostre ragioni hanno iniziato a sputarci a dosso e ci hanno aggrediti con cinghiate e coltelli serramanico tutto ciò sotto lo sguardo compiaciuto della Polfer che sghignazzava dall'altra parte del binario. A questo punto abbiamo provato a salire su due vagoni in fondo al treno liberi ma venivamo ricacciati giù dal treno a calci e spinte dal personale di Trenitalia.
Obiettivamente impossibilitati a prendere il treno ci rivolgiamo ai capistazione presenti i quali inizialmente negano di aver ricevuto i soldi da noi per il ritorno, dicono di non aver visto i pestaggi e la chiusura dei vagoni liberi in fondo al treno.
Infine la beffa più amara: una nostra compagna minorenne brutalmente aggredita e palpeggiata sul binario dai tifosi partenopei, all'urlo di «le donne tutte puttane», veniva ulteriormente irrisa dalla polizia.
Dopo una serie di tira e molla, con la polizia e il personale Trenitalia, una temporanea occupazione dei binari, sia noi che tutti gli altri passeggeri che dovevano prendere quel treno, siamo riusciti ad ottenere un pullman sostitutivo che ci ha riportato a Genova alle ore 9.30 invece che alle 5.30.
Scesi dal pulmann ci siamo subito rivolti alle biglietterie di Stazione Principe per chiedere spiegazioni a trenitalia e riavere i nostri soldi, ma la risposta è stata che a loro l'esistenza del pullman non risultava neanche e che il biglietto in nostro possesso non era nemmeno valido.

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